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Dicembre 18, 2018 Commenti (0) Scienza, Scienze Naturali Tempo di Lettura:

Il Paradigma di Pangloss

“A’ SELEZIONE NATURALE NUN SE TOCCA!” – Siamo sicuri?

Pangloss. Una figura caricaturale dell’inguaribile ottimista de “Il Candido” di Voltaire che credeva di vivere nel migliore dei modi. Ma che c’entra con la biologia?

 

Il termine “Paradigma di Pangloss” fu coniato da Stephen Jay Gould e Richard Lewontin in un articolo intitolato “I pennacchi di San Marco e il paradigma di Pangloss“. Con questo termine i due autori vogliono criticare fortemente la teoria dell’ADATTAZIONISMO secondo la quale la maggior parte dei tratti degli organismi viventi sono frutto di ADATTAMENTI ottimali raggiunti grazie alla selezione naturale.

Vi ricordate, no? La storiella che ci raccontavano sulla giraffa di Lamarck alla quale cresceva il collo perché voleva raggiungere le foglie degli alberi più alti alla quale si contrapponeva la giraffa di Darwin alla quale cresceva il collo generazione dopo generazione perché frutto di incroci fra giraffe dal collo più

lungo? E le povere giraffe dal collo corto? Non si riproducevano. Non trasmettevano i propri geni dal collo corto. Crepavano sole. Povere bestie. Sempre al centro del dibattito evoluzionistico.

Comunque. Che c’è di strano? È quello che ci insegnano, no? Dovrà essere per forza giusto!
E INVECE NO! Ricordiamoci che, in quanto TEORIA, il neodarwinismo, corrente di pensiero sulla quale si basa la nostra logica evoluzionista (e praticamente quello che ci insegnano più o meno decentemente a scuola), può essere criticata, migliorata o addirittura smentita! E quale sarebbe la critica che viene mossa a quello che, fino ad ora, è il pilastro sulla quale si fonda la biologia?

LA TEORIA

I buoni (o cattivoni, in questo caso) Gould e Lewontin sostengono che gli adattamenti che osserviamo oggi fra gli organismi viventi non sono per forza frutto dell’ ”utilizzo ottimale” di tale strutture ma potrebbero essere “exaptation”, ossia strutture originariamente adattate a certe condizioni, e una volta formate, (di solito diversi milioni di anni più tardi), iniziano ad essere utilizzate per un nuovo scopo, a volte non correlato al suo scopo originale.
Un esempio? E se la giraffa non avesse sviluppato un collo lungo per mangiare le foglie degli alberi più alti? Se lo avesse evoluto per…che so, per respirare aria più fresca! E una volta lassù si fosse detta: “uh! Come sono verdi queste foglie, magari potrei assaggiarne una!”
Questo significherebbe che la forza principale che guida l’evoluzione non è unicamente la selezione naturale dei caratteri che forniscono un adattamento migliore ma potrebbe esservi una forte influenza di queste “exaptation” rendendo il quadro dell’evoluzione più complesso di quanto non fosse già.
E con questo? Come potrebbe cambiare la nostra vita dopo questa informazione?
Un’informazione così potrebbe non significare nulla ora, ma sapere che una teoria così fondamentale per noi può essere sovvertita mette eccitazione, no?
No?
In fondo è semplicemente la risposta alla domanda:
Perché siamo così?

Articolo a cura di Jacopo De Luca, LIFE – Il Faro dei Curiosi

FONTI E IMMAGINI

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